Non si tratta solo di nuovi formati. Dietro alla progressiva crescita dei mezzi solo audio c’è un cambiamento di relazioni, di modalità di rapportarsi, di verità, lentezza e pacatezza.

Una rivoluzione?

Forse no, ma un cambiamento profondo per una parte del pubblico, secondo me, sì.

Da qualche tempo la Voce sta diventando la protagonista – sola – di alcuni mezzi di comunicazione che si differenziano in modo sostanziale come modalità di fruizione.

Siamo tradizionalmente abituati, soprattutto noi italiani, a vedere. Il video è la forma di comunicazione che ha da sempre avuto più successo e diffusione, e anche la radio, che ha resistito all’ondata della TV privata, nel secolo scorso, si è adeguata portando sul web i propri canali e creando le radio multicanale, con video, collegamenti diretti via social e interazione sempre più marcata.

E allora come mai ora amiamo “semplicemente” ascoltare?

Utilizziamo gli smartphone e i social media da molti anni ormai, ed esistono studi che si sono posti l’obiettivo di analizzare le reazioni del nostro cervello ai numerosi stimoli e alla modalità di fruizione di questi strumenti, in particolare riferimento alla velocità e al multitasking (il passare continuo da una app all’altra, lo scrolling delle pagine, le informazioni multiple che scorrono rapide). I risultati non sono esattamente confortanti.

Quello che emerge è che l’utilizzo intenso dei social media ed il multitasking possono avere conseguenze pesanti sulla concentrazione, sulla capacità di attenzione, sul focus verso un obiettivo e addirittura modificano la struttura plastica di aree del cervello (per sua natura in grado di modificare la sua natura in base all’esperienza).  (per approfindire leggi qui e qui)

Qualche numero e informazione sulla crescita dell’audio in Italia

  • I podcast hanno raggiunto i 14 milioni circa di ascoltatori con un tempo di permanenza medio di 25 minuti (contro i 12 milioni e i 23 minuti del 2019, fonte Audible
  • Clubhouse ha avuto un boom di iscrizioni, poi ridimensionato, e ha un’utenza in Italia sui 300.000 ascoltatori, gli audiolibri sono ascoltati da 10 milioni di italiani
  • Spotify registra crescite a due cifre e investe sulla piattaforma tecnologica
  • Instagram con le sue stories, ma anche Facebook e Twitter sperimentano nuovi formati “parlati”

La Voce come media distensivo e amico dell’attenzione

Cosa cambia se ascolti? A mio parere l’utenza di questo genere di piattaforme ha reagito alla sovraesposizione dei social “tradizionali”, si è resa conto della dispersione delle informazioni, della sostanziale inutilità al fine della conoscenza del multi tasking che, anche senza volerlo, è tipico e quasi forzato dallo scrolling sui social e su Internet in generale.

L’ascolto necessita di attenzione, di focalizzazione, coinvolge gli altri sensi anzichè disperderli. Un tono di voce accattivante ci fa entrare nel suo mondo, proprio come quando leggiamo un libro e ne veniamo rapiti.

Scegliamo noi quello che vogliamo ascoltare anziché essere condizionati dalle proposte degli algoritmi, e questo facilita la stimolazione dell’intelletto perché stiamo ascoltando qualcosa che ci è davvero utile, che si tratti di svago, intrattenimento, crescita personale o professionale.

L’ascolto è gentile, non ci forza, non ci viene imposto, scegliamo noi in base alle affinità con l’autore.

La Voce può essere un forte strumento di comunicazione efficace per il tuo brand

Da quel che ho scritto sopra avrai capito come attraverso la voce l’immedesimazione tra ascoltarore e autore sia più immediata e forte.

Riuscire a farsi “sentire” nel vero senso del termine può aiutare a comunicare l’essenza del brand in modo molto diretto, preciso, non mediato, autentico.

Qualche esempio per te, per iniziare a parlare con la tua nicchia:

  • crea un appuntamento live o registrato sulle Instagram stories. Scegli tu il tema o chiedi ai tuoi followers gli argomenti da trattare
  • invia delle newsletter sia scritte che parlate (adoro ascoltare quella di Balena Lab)
  • crea delle puntate per una serie IGTv sui temi del tuo business, sarà una vera e propria miniserie realizzata da te
  • apri un canale podcast su una o più piattaforme tra quelle che ti aiutano e crearne e li ospitano (Barbara Reverberi, fondatrice di Freelance Netwotk Italia dispensa preziosi consigli nei suoi podcast qui, ma non solo, qui ti aiuta ad iniziare, una guida utilissima)

E prima di tutto, ascolta. Oltre agli esempi di cui ti ho appena scritto ti consiglio (non solo per lavoro, ma anche per svago, conoscenza o in generale come esempi di canali ben realizzati:

  • il canale Spotify di Tlon qui
  • quello di Da Costa a Costa qui
  • gli aggiornamenti del mattino alle 9 di Ninjia Marketing sul digitale, su Clubhouse
  • gli approfondimenti sul mondo di Will qui
  • Mindfulness per il tuo benessere qui
  • supporto per il cambiamento e l’avvio di impresa qui

E poi… ce ne sono tantissimi! Se ti va scrivimi i tuoi preferiti su Facebook o Instagram, o nei commenti a questo articolo.

Comunicare con la voce, se sai chi sei e a chi ti rivolgi

Restiamo nel campo della preparazione della tua attività di comunicazione. La prima domanda da porsi è, so chi sono, cosa faccio e a chi mi rivolgo? Senza le risposte non avrai gli argomenti, né il tono di voce e il canale più adatto per iniziare.

Con Dream Big per piccoli biz potrai fare insieme a me un’approfondita analisi della tua attività, sia che esista già o che tu debba ancora partire, inizieremo dalle basi, da chi sei, per arrivare a definire i canali di comunicazione più adatti, voce inclusa.  Trovi qui tutte le info.

“Avvicinati più che mai ai tuoi clienti. Così vicino che dici loro quello di cui hanno bisogno prima che se ne accorgano da soli. “- Steve Jobs, Co-Fondatore, Apple